domenica 9 dicembre 2018

REGIONI PROTAGONISTE PER CAMBIARE L’UROPA

Tempio di Antas


L’accelerazione del processo di integrazione europea ha determinato un mutamento profondo dei rapporti, prevalentemente: conflitti, tensioni, contrasti, in parte imprevedibili e di difficile soluzione.

Non si può più prescindere dal ruolo attuale delle regioni, delle assemblee elettive e degli organi esecutivi. Aspetto assai rilevante per la Sardegna, per la sua storia politica e per la sua posizione geografica.

Oltre ad essere stata messa in discussione la rappresentatività delle istituzioni regionali, anche l’ordinamento giuridico italiano ha perso rilievo a favore delle leggi e dei regolamenti comunitari. Anche il principio di sovranità sta assumendo un significato diverso. Gli stati nazionali scoprono in ritardo di essere plurinazionali, così come le regioni, specie quelle speciali. Tutto ciò induce ad interrogarsi sui contenuti della specialità, in una dimensione politica e culturale che tende a rafforzare l’uniformità rispetto alla diversità.

Per affermare l’idea di cittadinanza europea non si può prescindere dal riconoscere un ruolo attivo e pienamente rappresentativo delle regioni, abbattendo coscientemente le barriere e gli ostacoli all’integrazione.  È necessaria una profonda rivisitazione dello Statuto sardo, superando l’astrattezza delle sue competenze con funzioni certe e crescenti, formali e sostanziali. Le regioni devono poter partecipare alla formazione delle leggi e dei regolamenti comunitari, nonché alla loro diretta applicazione: devono essere e sentirsi parte del progetto europeo. Altrimenti è un non senso.

L’integrazione europea non può circoscriversi nella cancellazione dei simboli sostanziali delle identità regionali, perché sono i loro punti di forza. Non si può prescindere dal riconoscimento della sua insularità anche per sfuggire dalla formazione di nuove forme di subalternità. Non si può impedire di determinare il proprio progetto di crescita e sviluppo.

Il ruolo passivo delle regioni va invertito, con i fatti. Perché l’oneroso conto che la Sardegna paga per l’arretratezza delle condizione delle sue strutture produttive, l’inadeguatezza del suo sistema scolastico e universitario, per la mancanza di un moderno ed efficiente sistema sanitario ed assistenziale, va superato con azioni politiche funzionali.

Massimo Carboni

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