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| Tempio di Antas |
L’accelerazione del processo di integrazione europea ha determinato
un mutamento profondo dei rapporti, prevalentemente: conflitti, tensioni,
contrasti, in parte imprevedibili e di difficile soluzione.
Non si può più prescindere dal ruolo attuale delle regioni,
delle assemblee elettive e degli organi esecutivi. Aspetto assai rilevante per
la Sardegna, per la sua storia politica e per la sua posizione geografica.
Oltre ad essere stata messa in discussione la rappresentatività
delle istituzioni regionali, anche l’ordinamento giuridico italiano ha perso
rilievo a favore delle leggi e dei regolamenti comunitari. Anche il principio
di sovranità sta assumendo un significato diverso. Gli stati nazionali scoprono
in ritardo di essere plurinazionali, così come le regioni, specie quelle
speciali. Tutto ciò induce ad interrogarsi sui contenuti della specialità, in
una dimensione politica e culturale che tende a rafforzare l’uniformità
rispetto alla diversità.
Per affermare l’idea di cittadinanza europea non si può
prescindere dal riconoscere un ruolo attivo e pienamente rappresentativo delle
regioni, abbattendo coscientemente le barriere e gli ostacoli all’integrazione.
È necessaria una profonda rivisitazione
dello Statuto sardo, superando l’astrattezza delle sue competenze con funzioni certe
e crescenti, formali e sostanziali. Le regioni devono poter partecipare alla
formazione delle leggi e dei regolamenti comunitari, nonché alla loro diretta
applicazione: devono essere e sentirsi parte del progetto europeo. Altrimenti è
un non senso.
L’integrazione europea non può circoscriversi nella
cancellazione dei simboli sostanziali delle identità regionali, perché sono i loro
punti di forza. Non si può prescindere dal riconoscimento della sua insularità
anche per sfuggire dalla formazione di nuove forme di subalternità. Non si può
impedire di determinare il proprio progetto di crescita e sviluppo.
Il ruolo passivo delle regioni va invertito, con i fatti. Perché
l’oneroso conto che la Sardegna paga per l’arretratezza delle condizione delle sue strutture
produttive, l’inadeguatezza del suo sistema scolastico e universitario, per la
mancanza di un moderno ed efficiente sistema sanitario ed assistenziale, va
superato con azioni politiche funzionali.
Massimo Carboni
Massimo Carboni

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