SPUNTI DI RIFLESSIONE
Viviamo il migliore dei mondi possibili, non perfetto, né
compiuto, ma certamente il migliore e più equilibrato tra i possibili. Lo sosteneva
Gottfried Wilhelm von Leibniz.
Un mondo in cui si può dare la proporzione più perfetta tra
bene e male: tante sono le avversità della vita, ma questo non significa che il
mondo sia malvagio in senso assoluto. In questo mondo, gli individui hanno dei
compiti, come: «produrre abbastanza
nutrimento per la nazione al fine (…) di migliorare le industrie, di facilitare
la sorte della mano d'opera manuale (…) attraverso il progresso tecnologico, di
rendere sempre a un prezzo abbordabile le macchine termiche, motore di base
dell'azione meccanica, al fine che tutti possano costantemente sperimentare
tutti i tipi di pensieri e idee innovatrici, proprie a loro stessi e agli
altri, senza perdere tempo prezioso».
Leibniz sostiene che nessuna forma di schiavitù migliora la
produttività: è uno spreco perché la vera ricchezza risiede nelle capacità dei
cittadini di inventare. In “La società e l'economia”, Leibniz aggiunge: «E
perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene (discutibile)
di così pochi?
È compito della Comunità agire coscientemente per affermare
la creazione di più pensatori e di più capacità, per «liberare
il lavoratore dalla sua miseria». Una Comunità il cui obiettivo è la «felicità suprema e generale».
Secondo Leibniz la ricchezza di una nazione non risiede né
nelle ore di lavoro incorporate nei beni, né nell'abbondanza di oro. La
principale risorsa di una Comunità sono le persone e la ricchezza consiste
nella disponibilità di un capitale umano di conoscenza e di una economia reale in
grado di garantire un futuro alla crescita economica.
Perciò ogni Popolo avrebbe dovuto continuare ad investire
nell'istruzione e sfuggire dalla tendenza di inseguire i guadagni
apparentemente facili delle dominanti alchimie finanziarie.

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