Per porre rimedio ai vari mali,
fisici e psichici, nel passato tutti facevano ricorso alla medicina popolare,
erbe, piante, bacche e altri elementi naturali in grado di produrre beneficio.
In società povere, dove la
scarsità di servizi sanitari, (medici, farmacie, enti mutualistici) non
consentiva di accedere facilmente alla medicina ufficiale, era tutto un
tramandarsi di conoscenze su procedimenti, ricette, riti quasi magici usati a
scopi terapeutici. Rimedi empirici dove reali conoscenze sulle virtù terapeutiche
degli elementi naturali si mescolano con la magia e la superstizione. In questi
contesti le persone provvedevano da sé, tentando di curare le malattie con erbe
e preparazioni domestiche, o rivolgendosi a persone particolarmente competenti:
“is
meigadoras” (medicatrici), “sas praticas” (pratiche di cure) e “fizzas
de luna” le contadine curatrici.
Da sfatare che fossero tutte
donne (anche se gli uomini difficilmente si occupavano di queste pratiche) e in
possesso di conoscenze che erano prerogativa solo di pochissime. Infatti ogni
comunità aveva diverse curatrici di diversa età e con diverse esperienze di
cura. I rimedi empirici erano alla portata di tutti, ma venivano tramandati e
scambiati di famiglia in famiglia, solo le “majarzas” (sciamane o
maghe) erano capaci di associare alla conoscenza delle proprietà curative degli
elementi naturali, formule magiche e riti propiziatori.
La curatrice non chiedeva mai
retribuzione o compenso, poiché era predestinata a questo ruolo per volere
divino ricevendo in maniera gratuita “su donu” (capacità innata di
prendersi cura del prossimo) e gratuitamente doveva metterlo a disposizione di
tutti come se fosse per se stessa, i suoi amici o i suoi cari.
Le figure della guaritrice e
della curatrice erano molto importanti nella comunità, circondata dalla
venerazione dovuta a queste custodi di rituali (curatrice) e formule sacre
(guaritici), che dovevano restare segrete per mantenere intatta la loro
efficacia.
C’è da specificare che esisteva
una conoscenza diffusa su rimedi fitoterapici di base, per quanto riguarda le
problematiche di salute più comuni e semplici. Ma quando non si disponeva del
rimedio in famiglia, vi era sempre l'opportunità di ricorrere a terze persone
esperte (per una indigestione, influenza, un foruncolo ecc ...).
Accanto alle erbe, c'era tutta
una serie di materiali d'uso quotidiano che venivano utilizzati a scopi
terapici. Sino a sessant’anni fa la società sarda era prevalentemente
agropastorale e contadina, esistevano delle barriere che impedivano la
diffusione delle medicina ufficiale, oggi la medicina popolare sopravvive come
residuo d’identità culturale dei luoghi. Alcune ricerche condotte in Sardegna,
attestano che i curatori tradizionali ancora in attività sono più di mille, e
assieme alle cure empiriche sono ancora molto diffusi i riti magico -
terapeutici; sono tantissime le persone che oggi ne fanno ricorso con esiti
notevoli.
Ogni curatrice veniva indicata
con il proprio nome e cognome, perché era responsabile delle sue azioni e dei
suoi successi o insuccessi.
Parlare di medicina popolare e di
fitoterapia in Sardegna rappresenta un’ardua impresa, infatti sono veramente
rare le testimonianze, soprattutto scritte, sulla storia, la preparazione e
l’uso di unguenti medicamentosi e di tutte le altre applicazioni che fanno parte
della medicina tradizionale. Tutt’oggi tali pratiche nell’intera isola sopravvivono,
perché fortemente radicate nella tradizione e cultura di numerosissimi paesi
della Sardegna.
Da sempre il sardo, come l’intero
genere umano, si è accostato al mondo vegetale utilizzando le piante per
cibarsene, curarsi, abbellirsi e compiere pratiche religiose o addirittura
magiche a partire dal periodo Pre - Nuragico. Nella terra di Sardegna in modo
particolare per le sue antichissime tradizioni, sopravvissute sino ai giorni
nostri, si evince la mentalità che si manifestava nelle civiltà arcaiche,
quella del sacro. La medicina veniva considerata come una magia, in cui il
simbolismo occupava quotidianamente un posto importante.
E’ in queste pratiche
tradizionali che trova fondamento la “Psicosomatica”: i “medici”, (che in
realtà erano i saggi della comunità), curavano contemporaneamente la psiche e
il corpo. Questa branca della medicina analizzava l’uomo nella sua globalità,
mettendo in evidenza l’equilibrio fra cosmo e genere umano. La medicina antica
era vera scienza proprio perché sacra, l’attuale situazione porta ad
accantonare tali pratiche, almeno per quanto riguarda l’ambito isolano,
considerate talvolta pratiche inutili e comunque sorpassate. Questo accade soprattutto
nei giovani, mentre è ancora vivo il ricordo negli adulti e gli anziani che
narrano storie di guarigioni impossibili con l’uso di unguenti, preparati, e
tante altre tipologie di applicazioni fitoterapiche, mistiche e di altra
natura, nonché del la bravura delle comari che sapientemente riuscivano a
rimettere a posto ossa, sanare slogature, lussazioni e districare “nervi
accavallati”.
Si parla di una realtà non tanto
remota, solo sessanta anni fa si ricorreva alle erbe, perché le medicine erano
rare e costose, il medico veniva chiamato spesso per curare la malaria che era
la malattia più diffusa, non sempre esisteva un medico per centro abitato, ed
era anche difficile arrivare alle farmacie, introvabili nell’ambito regionale
antico, e comunque scarseggiavano i mezzi di trasporto. Quindi la stessa realtà
sociale: povertà, mancanza di personale medico, farmacie difficilmente
raggiungibili, spingeva il popolo sardo a curare gran parte dei disturbi di
salute con le erbe e le conoscenze dei saggi della comunità. Sullo sfondo di
tale scenario è fondamentale precisare che comunque ogni comunità, e
all’interno di essa, i preposti, avevano un metodo o una tecnica personale
nella scelta e nella preparazione di erbe e piante. E’ impensabile infatti
parlare della medicina tradizionale sarda, sarebbe più idoneo parlare di
medicine popolari nelle varie località della Sardegna. Nella cultura
tradizionale sarda il termine “malattia” era usato ben poco, veniva considerata
negativamente ogni forma di alterazione della realtà naturale.
La molteplicità
degli influssi hanno portato i sardi a difendere il patrimonio delle proprie
tradizioni anche in materia di salute e di malattie. La medicina tradizionale
era necessariamente empirica ed associata ad attività allora ben lontane dal
rigore scientifico, mentre oggi si studia l'etnobotanica e la fitoterapia
tradizionale sarda è oggetto d'interesse scientifico.
Anna Lisa Cuccui – Graziella Cuga
(Medicina Popolare Sarda - S'arremediu antigu)
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