“Autodeterminazione interna” e “autodeterminazione
esterna”: queste due questioni abbracciano un campo esteso che occorre percorre
nella sua interezza e analizzarne ogni aspetto con pazienza, per capire quale è
l'oggetto e il soggetto di questi stessi concetti.
L'autodeterminazione interna è la
capacità propria di un popolo di scegliere la propria forma di governo. L'autodeterminazione
esterna implica, invece, il riconoscimento, da parte di altri enti statali, del
fatto che in un territorio esiste uno Stato.
Per essere Stato occorre avere la
capacità giuridica di agire, ovvero la soggettività internazionale.
Supposte queste affermazioni, la
Sardegna è un’isola ed è una Regione dell'Italia. Questa è la situazione
attuale.
Per avere l'autodeterminazione
occorre avere la coscienza di essere un soggetto a se stante, ovvero occorre possedere
l'identità di essere popolo.
La lingua con cui si comunica è
importante, è il primo segno identificativo di un popolo che si ritiene unito.
Le scuole elementari ma anche le
medie dovrebbero insegnare, accanto all'Italiano, la lingua Sarda. Questa, ci
permetterebbe di possedere l'identità. Per coltivare l’identità di popolo non si
può prescindere dall’utilizzo di strumenti di diffusione idonei, che trasmettano
solo nell’uso linguistico in cui ci si riconosce. Vale per i media come per la
toponomastica e le normali attività con la Pubblica amministrazione.
Questi aspetti, come tanti altri,
produrrebbero una spinta alla crescita identitaria qualitativa. La politica non
può prescindere dall’esigenza di cambiare approcci e simboli in grado di
assicurare una costante attenzione alla maturazione di una chiara visione
identitaria, così da ribaltare la forza culturale naturale rispetto a quella preponderante acquisita. Dobbiamo sentirci intimamente parte del nostro mondo culturale,
conoscendolo e praticandolo senza escludere o considerare nemiche altre espressioni
culturali e senza rifiutare forme di interazione con esse.
Un popolo che si ritiene tale e
che si considera in qualche modo “colonizzato” deve rinascere, partendo dalle
sue origini e non dal presente. Nessuna rivoluzione e nemmeno nessun
cambiamento è possibile se non si condivide l’esigenza di vivere coscientemente
e responsabilmente la propria identità.
Cristian Melis

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