Il 25 novembre ricorre la “Giornata contro la violenza sulle
donne”. Una ricorrenza importante che, con il passare del tempo, si rende
ancora più necessaria per sensibilizzare l’opinione pubblica a manifestare il
proprio “No” al femminicidio e ad ogni forma di violenza contro la donna.
Compito di ognuno è sentirsi parte di questo dovere e
produrre stimoli alla riflessione. Allo stesso modo, è doveroso che ciascuno di
noi non si limiti ad una visione passiva, ma alimenti una rinnovata volontà di
conoscenza per valutare il fenomeno della violenza a 360°.
È solo così che si scopre una realtà più articolata. Solo
nei primi sei 6 del 2018 si contano 44 femminicidi. Ma non basta: nello stesso
periodo sono stati 90 i maschi che hanno perso la vita, sono stati feriti
gravemente o hanno subito violenze fisiche da donne violente. Maschi nel ruolo
di mariti, compagni, figli, anziani o minori.
Una situazione drammatica che nel 2017 ha causato 355 omicidi
volontari. 240 di questi riguardano femminicidi e maschicidi (120 femmine e 120
maschi).
Subalternità, discriminazione e oppressione sono fatti oramai
trasversali che dovrebbero indurre a manifestare oltre gli stereotipi. Il
prossimo ed imminente 25 novembre non dovrebbe essere una guerra dei sessi, ma
la “Giornata contro la violenza”, fisica, psicologica, sessuale, economica.
Claudia Giannotti
Claudia Giannotti

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