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| Claudia Giannotti |
"Da questo contesto del sottosopra occorre uscire per andare oltre, per superare la gestione delle emergenze e tracciare un nuovo percorso, una nuova visione".
Stiamo ancora attraversando la crisi. Una crisi lunga, violenta, a tratti torbida.
Continuiamo a vivere in maniera crescente i mali e le angosce
che ci impediscono di essere felici nella nostra libertà, compresa la libertà di
autodeterminarci.
Abbiamo frettolosamente perseguito un modello di civiltà
vacuo e perciò orientato alla decadenza; rinunciato alla nostra
identità e ad altri valori fondamentali per relegarci nella marginalità; adottato schemi di vita senza più porci domande, divenendo soggetti passivi,
dunque, vulnerabili. Tutto ciò è anche la conseguenza di un progressivo
declino; di un degrado che, senza adeguate azioni, è destinato ad aggravare le
condizioni degli individui, delle famiglie e delle loro organizzazioni.
Si tratta di un peso insopportabile che mina
irrimediabilmente le sorti dei nostri figli e dei nostri giovani. Fatti che si
ripercuotono in tutta la loro drammaticità sulle già precarie condizioni delle
fasce più deboli della nostra società.
È necessario andare
oltre la crisi morale ed intellettuale che opprime i lavoratori e le imprese. Occorre
farlo con l’esempio. Perché è una crisi che ci iberna tutti nel nome di vecchi
e nuovi tabù che iniziano a sgretolare, per effetto di un caos che essi stessi
hanno contribuito ad alimentare. Un caos che ora necessita di tracciare una
nuova via.
Nulla è più solido e nulla è più Sacro. La prevaricante
dissoluzione morale e civile non trova adeguati ostacoli. La pervasiva
occupazione di ogni anfratto del potere e della cultura domina in maniera
asfissiante.
Le contraddizioni infinite del sistema si ripercuotono
pesantemente nella quotidianità. È una crisi liberale e democratica. È una
crisi che necessita di solidarietà e di fermezza, attraverso risposte incisive
sui problemi della sicurezza, della vivibilità dei centri urbani e delle
periferie, di un nuovo rapporto con l’ambiente e la natura, della formazione di
ogni ordine e grado. È una crisi che necessita di una rivoluzione sostanziale
democratica.
Non ci guardiamo più attorno e non ci accorgiamo delle mani
tese che implorano aiuto. Dubitiamo persino di chi sacrifica il proprio egoismo
per confortare volontariamente chi ha più bisogno. Hanno modellato gli
individui secondo i canoni del menefreghismo. Noi abbiamo metabolizzato questo
modello per difenderci. Intanto, troppi pensionati continuano a rovistare tra i
rifiuti; i disoccupati non sanno come fare la spesa; i laureati sono costretti
ad emigrare.
Da questo contesto del sottosopra occorre uscire per andare
oltre, per superare la gestione delle emergenze e tracciare un nuovo percorso,
una nuova visione. Dobbiamo sentire dentro di noi il dovere di partecipare
attivamente alla definizione di un modello di sviluppo e di società innovativo,
in grado di incidere sugli assetti socioeconomici, facendo perno sui contenuti
umani ed esistenziali. I vecchi miti progressisti sono falliti. Non c’è nulla
da conservare. Occorrono altri e nuovi miti: una coraggiosa rivalutazione di
tutti i valori ed una nuova forma di Stato organico e di Governo che dia un
ruolo alle micro nazioni in Italia e in una nuova Europa, politica.
Claudia Giannotti

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