«Lavorare per la costruzione di
una nuova Europa è assai più complesso che urlare solitaria indignazione con le
risorse e le speranze altrui, dimostrando tutta la già evidente debolezza».
Non vi è dubbio che l’insularità, rispetto all’impianto
europeo, sia una caratteristica meritevole di attenzione.
Essa può essere inquadrata come gap strutturale da colmare
con la dannosa cultura del sussidio, oppure come specificità da coltivare con
senso di responsabilità politico, culturale e socioeconomico.
Essere isola al centro del Mediterraneo è una grande opportunità
solo se inquadrata in un’ottica di prospettiva da una classe dirigente autorevole
e preparata ad affrontare sfide costruttive.
Del resto, il vero gap, è quello della valorizzazione dell’immenso
patrimonio linguistico e culturale che dovrebbe riguardare una rinnovata
politica europea, passando per la consapevolezza del bisogno di un sempre
auspicabile ed autonomo “Sistema Sardegna”.
La sfida è, dunque, quella di ripartire dal proprio
patrimonio identitario e dalle sue radici più profonde.
Lavorare per la costruzione di una nuova Europa è assai più
complesso che urlare solitaria indignazione con le risorse e le speranze altrui,
dimostrando tutta la già evidente debolezza. Costruire, significa incentivare
lo sviluppo della conoscenza della propria Terra, della propria geografia e
della propria storia, del proprio ambiente, delle tradizioni e degli usi.
È questo che occorre fare se si vuole essere attori
responsabili e vincenti in un mondo globale; se si vuole investire in un
modello di crescita e di sviluppo che risponda ad una prospettiva progettuale,
ad un modello di civiltà autoctono e condiviso con dignità e cognizione di
causa. Tutto questo senza escludere a priori il progresso: l’importante è non
subirlo in totale passività e nella subalternità sempre di moda.
Del resto, per essere liberi, occorre essere
responsabilmente autentici e forti di una propria identità, non come mero
sentimento diffuso, ma come coscienza da possedere e coltivare. Bisogna che la
politica esca dal vittimismo querulo e dalla ricerca costante di un nemico da
combattere ed agisca per sintetizzare i mezzi necessari a collocare la Sardegna
nel circuito produttivo inteso nella sua più ampia accezione.
La Sardegna è per le sue caratteristiche un Continente. La sua
cultura è viva ed articolata, priva di esempi simili nel resto del Mondo. Ad essere
statica è la sua proiezione verso politiche di qualità. La sua collocazione
geopolitica, le sue articolate vicende storiche, le sue contaminazioni e
resistenze, la sua capacità di confronto e di interazione culturale,
rappresentano punti di forza che non possono essere sacrificati nell’altare
dell’autoconservazione di certa specie politicante.
La Sardegna è parte integrante del ricco patrimonio europeo.
Per tale motivo, e non solo, l’Europa potrà svilupparsi nella direzione
auspicata solo se accetta di rifondarsi con una classe dirigente all’altezza
delle sfide.

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