La Regione attaccata ad uno Stato in profonda crisi
La situazione politica italiana è grave e chi si è succeduto
alla guida del Paese non ha mostrato l’umiltà di concertare scelte strutturali.
La gente chiede lavoro, politiche rivolte ai giovani e alla terza età,
sicurezza, città più vivibili. La risposta è: l’Italia che non cresce; la
disoccupazione che aumenta; gli anziani che mantengono i figli. La sicurezza,
intesa nel suo significato più ampio, non c’è. Persino curarsi è diventata una fredda
concessione.
L’economia può affrontare le difficoltà e superarle, ma chi
amministra risponde a logiche elettoralistiche. Se a questo si aggiunge la
bassa efficienza della macchina amministrativa, l’incapacità di fare sistema e
l’improduttività della spesa pubblica, si ottiene una rete dissipativa che
intrappola tutti.
Responsabilità e merito non esistono; clientelismo e
familismo continueranno a crescere finché rimarranno redditi da erodere.
Guardando alla Regione sarda, non si può che osservare come
la politica economica sia incentrata sulla altalenante vertenza entrate con lo
Stato e sui trasferimenti. Da sempre mantiene un rapporto di sudditanza
elettorale, culturale, ed economica con uno Stato avviato nel buio della
decadenza. Questo in un’Europa che ancora non rappresenta i popoli e le
specialità, dove la moneta unica è il solo elemento considerato, non come mezzo
ma come fine.
La Sardegna non può subire, deve trovare riferimenti più
qualificanti. La crisi ha già comportato un drammatico impoverimento, non solo
economico. Continueranno i tagli agli enti locali, ma nessuno accetta di creare
condizioni autonome di sviluppo. Fare sistema, significa che ognuno deve contribuire
a creare le condizioni per crescere, facendo perno su un nuovo Statuto e sulla
combinazione dei fattori della produzione che non trascurino il plusvalore dell’identità
e della lingua.
La Regione e gli enti locali non sono soggetti passivi, ma
protagonisti di una nuova era tutta da scrivere e attuare. La parola “sovranità”
ha un senso se non è solo uno slogan o mera definizione dei confini.
Massimo Carboni

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