L’economia è percepita
come l’origine di ogni male e, allo stesso tempo, il luogo in cui gli stessi
mali possono trovare soluzione. Il punto è che anche le discipline economiche
soffrono. Soffrono di isolamento e di radicata astrazione.
Isolata dalle altre scienze, specie quelle umane. Allo stesso
modo, le altre scienze, sono accecate dal loro isolamento.
L’homo economicus è un individuo egoista, che pensa solo a
se stesso ed ai suoi personali bisogni, distaccato dalla comunità di cui è
parte.
Un individuo che vive ed educa alla massimizzazione del proprio
interesse, separato dagli altri, è uomo? Professor Scardovelli risponde con un
secco No! Un uomo così descritto, non potrebbe instaurare alcun rapporto
relazionale con altri uomini e con la natura di cui è parte. Se ne deduce che
un uomo tale è un problema per se stesso e per gli altri in quanto alimenta un
modello di civiltà distruttivo.
Ed è questa, purtroppo, la realtà che viviamo.
L’essere umano non può essere orientato alla separazione
dagli altri. Il suo comportamento è determinato dalla cultura e dall’educazione
dominante. Eppure, gran parte della classe dirigente vive e determina
comportamenti in linea con queste follie che la psicologia definisce “disturbi”.
Abbiamo bisogno di politici utili, di funzionari e dirigenti
utili, ma anche di imprenditori utili: chi con disinvoltura licenzia cento, mille
collaboratori nell’esclusivo nome del profitto, è palesemente disturbato. Eppure,
sono queste figure a dominare e ad essere assunte come esempio da imitare.
Se facciamo qualche passo indietro e torniamo alla Tradizione,
l’orgoglio dell’imprenditore era assumere e produrre qualità nel rispetto della
cultura territoriale e dell’ambiente che lo ospitava. In sostanza, mentre in
passato anche la visione aziendale era considerata in relazione alla comunità e
all’ambiente di cui era parte, oggi anche l’impresa è gestita come un modulo a
se stante, staccato dalla realtà umana in cui opera.
Difendiamo la Costituzione italiana senza reagire alla sua
totale violazione. Ci stiamo progressivamente abituando a vivere passivamente
di illusioni, manipolati, rifiutando di conoscere altre verità.
Non stiamo vivendo una grande crisi, ma un prevedibile fallimento.
La soluzione non può essere quella di insistere nel percorrere la strada sbagliata
o mettere delle pezze: il destino peggiorativo sarebbe segnato. Quando la
speculazione e la furbizia dominano la finanza e, questa, domina l’economia,
che domina la politica, la risposta è: cambiare strada; cambiare radicalmente
prospettiva. L’uomo, la sua dignità, la sua spiritualità e l’etica umanistica devono
tornare ad essere indicatore di ogni azione.
Massimo Carboni

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