“Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” è un’opera scritta
da Jean Giono (1895 – 1970), con cui esprime la superiorità della natura sulla
tecnologia, la salvezza dell'uomo attraverso il lavoro legato alla natura.
Giono ha vissuto la guerra e ne ha visto gli orrori.
Scritto alla vigilia della seconda guerra mondiale,
rappresenta un tentativo disperato di opporre le armi della semplicità, del
buonsenso e della poesia ad un mondo che stava prendendo la direzione opposta:
quella del profitto fine a se stesso e della guerra. Per Giono, i contadini, sono
l’unica classe capace di rappresentare la pace e stimolare i valori insiti
nella civiltà del loro mondo. Per loro: “ arare la terra è la natura della loro
vita, i campi non restano deserti dopo la loro partenza, perché le mogli non
smettono di arare e i bambini governano bestie sette otto volte più grandi di
loro. Il lavoro dei contadini è la terra, il riposo è la terra, la loro vita è
la terra. Ecco perché i contadini sono contro le guerre, che devastano i campi
e la loro economia”.
La “lettera” esprime “una grande occasione perduta, nell'ultimo
momento in cui forse era ancora possibile non compiere la svolta che avrebbe
cancellato per sempre il modo di vivere, la cultura e la saggezza dei
contadini. L'ultimo momento in cui i contadini sapevano ancora far festa,
vivevano alla misura dell'uomo, conoscevano l'abbondanza di una ricchezza
commestibile destinata a soddisfare l'appetito di tutti i sensi e quella “povertà”
che è la misura e la pace [...] quella “povertà” che è la ricchezza legittima e
naturale: la gloria dell'uomo".
Massimo Carboni
Massimo Carboni

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