martedì 15 gennaio 2019

NO ALLA RASSEGNAZIONE E NEMMENO ALLA COLLUSIONE


"Nessun sistema può evolvere qualitativamente se si accetta di campare nella rassegnazione e nella collusione.

È sempre più necessario attivare rinnovate azioni di consapevole e progressiva rottura. Le omissioni, la superficialità e le illusioni hanno causato mali assoluti e, talvolta, scritto pagine di storia cruenta. 

L’autodeterminazione di un Popolo e l’affermazione del suo innegabile bisogno di benessere, stridono con il saccheggio, i soprusi, la sudditanza al potere ed all’immotivata autoreferenzialità della classe dirigente. Chi governa è troppo spesso la controfigura di un sistema torbido, strutturato per autodifendersi. L’evoluzione è continua rivendicazione e preparazione di modelli alternativi, di Stato e di Governo. La “collusione”, applicata nel quotidiano, è un freno alla libertà e, quindi, alla crescita virtuosa. Una classe dirigente seria non importa modelli maldestramente precostituiti, ma elabora ed applica strategie organiche e di sistema basate sulle opportunità territoriali e culturali. Non difende e non rappresenta la pirateria; non sostituisce l’affermazione dei diritti legittimi con l’illusione. Non conta dove arriverà il singolo, ma dove arriveremo tutti insieme.

L’indignazione fine a se stessa non basta, anzi danneggia. Serve una rivoluzione culturale. Il cambiamento auspicato non è generazionale, ma nella progettualità, nei metodi e nella conoscenza. I principi di libertà e legalità vanno vissuti giorno dopo giorno, rinunciando all’ispirazione forcaiola e giustizialista che produce ingiustizia e, talvolta, vittime innocenti. Ogni individuo deve uscire dagli spalti della tifoseria cieca e deleteria. Deve contribuire attivamente con il sapere e con lucidità. Il peggior nemico della Sardegna e delle sue città è l’individuo con la sua fame di vendetta; con il suo egoismo; con il sostegno ai mercenari, punti di riferimento della mala politica; con le sue rivendicazioni al ribasso; con la sua paura di invertire la tendenza pur vivendo il declino. La Sardegna, nel suo complesso, sta sprofondando in una infinità servitù culturale.

Abbiamo bisogno di uno “Stato” giusto per combattere pressapochismo, corruzione e malaffare. Dobbiamo superare noi stessi per costruire centri di responsabilità parallela. Occorre superare i paradigmi standardizzati che rafforzano questo disastroso sistema. Non servono urla da “lotta continua”, ma azioni innovative e profondamente comunitarie".

Massimo Carboni 

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