Difficile togliersi
dalla testa l’immagine di quel cittadino francese che si inginocchia, sulla
strada, inerme, con le mani incrociate dietro la testa, davanti all’autorità
che inveisce con violenza contro di lui, con idranti e lacrimogeni. Lui
gridava: «potete farmi tutto, non ho più nulla perdere, mi avete tolto la
dignità». I suoi occhi erano pieni di lacrime; il suo volto rimane emblema
della disperazione.
Una rivolta, quella francese, al di là della eterogeneità, che reagisce al dominio di un
modello distruttivo che va ben oltre la Francia. Una risposta sociale che
risponde con l’azione, oltre la forma. Che rivendica il diritto di essere
ascoltati.
Questo in un Occidente in cui lo stile Macron è stato elevato a modello
indiscutibile e da imitare. Un modello che “aiuta a casa propria”, ma
privandoli delle loro ricchezze e di ogni possibilità di autodeterminazione.
L’uomo perfetto che risponde al potere e che mercifica la dignità dei suoi
concittadini con qualche euro.
Ogni persona ha il diritto di riconoscersi in uno Stato organico che
agisce per rimuovere gli ostacoli che limitano la propria personalità. Questo
recita, sinteticamente, la nostra Costituzione. Ma, non avviene. Lo Stato,
rappresentato e compromesso dalla classe dirigente e dagli intellettuali asserviti
al potere dominante, agiscono costantemente nella violazione dei diritti e
delle regole. Noi non siamo esenti da colpe, per azioni o omissioni.
Viviamo immersi nella barbarie, contro la civiltà. Tutto continua a
procedere nel declino, di cui non esiste limite.
Assumersi, ognuno, la propria responsabilità, significa agire per
sovvertire democraticamente tale modello distruttivo, partecipando alla
costruzione di un nuovo ordine.
Dobbiamo superare la nostra evidente immaturità ed irresponsabilità: lo
sostiene la quindicenne che ha commosso qualche settimana fa il web. Dobbiamo
superare la paura, compresa quella di ridiscutere i nostri confort che
producono vittime. Dobbiamo superare l’egoismo e le “guerre tra poveri”.
Dobbiamo amare i nostri figli dando loro opportunità, non solo speranze.
Dobbiamo cambiare paradigma perché le scuse sono finite. Chi ha prodotto tale
declino va punito con l’allontanamento dai centri di potere e di formazione.
Essi sono il male che produce danni. Lasciamo che a credere in loro siano solo
coloro che vivono di scorciatoie o ambiscono a vivere di sfruttamento.
La vera opposizione non sta nell’auspicare una mera sostituzione nella
gestione diretta del potere. Ma nell’affermare una nuova visione. Il nemico non
è colui che ci viene imposto dai centri di potere, ma il centro di potere
stesso quando non rispetta il ruolo che gli è stato demandato.
Massimo Carboni


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