«C’è stato un tempo in cui si faceva uso
quotidiano di prodotti "umani", raccolti e realizzati rispettosamente
dalle mani del contadino e dell’artigiano.
Una vita dura ma certa, fatta di
sacrifici e di ambizioni: mantenere la famiglia ed investire nel futuro dei
propri figli. La stessa rivoluzione operaia viveva la stessa condizione ed
aveva, tutto sommato, la stessa ambizione: progredire attivamente, nel solco
della Tradizione. Ma tutto è sfuggito di mano: la persona è diventata
individuo-consumatore; il denaro è diventato un fine e non più un mezzo; la
comunità produttiva si è trasformata in società sterile; lo Stato in un
avversario; la forza dell’identità in omologazione e conformismo.
Le periferie,
che rappresentavano un modello di civiltà umana in un rapporto perfetto con la
natura e con la spiritualità, sono state trasformate in violenza. In un
deserto, anche di valori. Questa neo barbarie ha contaminato le città, con una
deriva preoccupante: l’incertezza del presente e soprattutto del futuro».
Massimo Carboni
(Foto: una consueta domenica di gioia a
Bitti nel 1915)

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