Centocinquant'anni di unità d'Italia richiedono un’analisi approfondita
sullo squilibrio economico ad oggi esistente tra le due Italie, Nord e Sud.
Centocinquant'anni fa il Nord uni l'Italia ricorrendo ad un
autentico massacro dei cosiddetti briganti che vivevano al sud. Furono
istituiti veri e propri lager dove vennero trucidati centinaia di briganti con
annesse famiglie e parentela. Si diceva allora che l'unità d'Italia era
imprescindibile e il fine ultimo della missione avrebbe dovuto superare ogni
mezzo usato per ottenere lo scopo.
I garibaldini salirono dalla Sicilia per unificare il tacco
dello stivale alla testa, per unire i piedi al resto del corpo. Censimenti
successivi stabilirono che i garibaldini erano al soldo dello Stato del Nord e
che tra loro militvano i peggiori delinquenti.
Furono depredate le banche del Sud per rimpinguare le esauste
banche settentrionali, questo non lo si stabili all'inizio del processo della
spedizione dei mille ma fu una conseguenza nata a processo già in atto.
È da allora che nacque, o forse aumentò, in maniera esponenziale lo
squilibrio economico.
Il Sud liberato nacque malato e la malattia divenne endemica
a causa di una tassazione eccessiva operata dallo Stato centrale nei confronti
delle popolazioni liberate. Furono le seguenti manovre economiche ispirate ad
un liberismo economico cieco e indiscriminato. Si volle attuare una
chiara politica coloniale tesa allo sfruttamento intensivo delle poche cose
buone affinché il Nord potesse integrarsi con le regioni ricche dell'Europa.
Il divario si fece via via più grande.
Nello stesso apparato politico centrale l'ottanta per cento dei votanti
risiedeva al nord, non esisteva il suffragio universale e il voto era una
questione di censo, come poter decidere sul tuo futuro se non hai la
possibilità materiale di dire la tua?
La Germania ha speso cinque volte tanto l’Italia per ridurre il gap
esistente dopo la caduta del muro di Berlino e la conseguente riunificazione.
Durante l'immigrazione di massa alla volta dell'America gli armatori del Nord
furono finanziati due volte: una prima volta dallo Stato centrale e una seconda
volta dalle popolazioni del Sud che disperate vendevano i loro pochi averi per
inoltrarsi nel viaggio della speranza. Censimenti successivi dimostrarono che
il flusso migratorio era costituito per un buon novanta per cento da genti del Sud.
Nei primi cinquant'anni del novecento non c'erano scuole al
Sud e i migliori intellettuali dovevano emigrare qualora avessero voluto
concludere gli studi, e immigrando perdevano la memoria dei loro luoghi natii
secondo il processo psicologico che porta la vittima ad identificarsi con il
carnefice.
Se una persona immigra da un posto desolato in un altro ricco
e pieno di possibilità, si crea il processo di lobotomia mentale che porta a
scordarsi le condizioni mentali in cui si trovava durante la partenza.
Durante il periodo degli anni sessanta affluirono tantissimi
soldi per la ricostruzione del Sud. Nacquero le cosiddette "cattedrali del deserto". I soldi
per finanziare il progetto di riduzione del gap arrivarono dalla politica, dall'amministrazione
centrale, tuttavia, i soldi, vennero spesi per comprare macchinari obsoleti da
industrie del nord. Quindi, i soldi calarono al Sud e presto risalirono al Nord.
Il problem solving della cassa del
mezzogiorno falli proprio per questo motivo.
Quando si parla di cervelli in fuga si parla di una maggioranza
di persone che vivono al Sud. Del resto, che possibilità di crescita potrebbero
avere nella loro desolata terra? Rimanendo nel proprio deserto avrebbero solo
la certezza di morire di “sete”.
Nei giorni nostri, certa politica, continua a divulgare motti
come: "i meridionali stanno cosi
perché se la sono cercata, perché sono pigri e indolenti”. Quando si
commettono lavaggi del cervello; quando dalla storia si omettono fatti
importanti e decisivi per descrivere certi eventi, è allora che si verifica un
presente corrotto dal passato dimenticato. Capire l'origine del gap
storico tra Nord e Sud potrebbe portare a nuove verità, a nuovi tentativi di
rivitalizzare il Sud, questa volta fatti senza un giro sporco di soldi, senza
malafede di sorta.
Cristian Melis

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