I dati sono questi: dal 2000 al
2017 gli stipendi dei lavoratori italiani sono aumentati in media soltanto di
400 euro all’anno. Nello stesso periodo, in Germania, si è registrata una
crescita media di 5mila euro annui e in Francia di 6mila euro annui. Mentre i
lavoratori nel resto del continente europeo hanno guadagnato potere d’acquisto,
in Italia hanno pesato il costo della vita e la tassazione. La nostra classe
media è scomparsa.
Negli ultimi anni, anche la
Spagna, che all’inizio del nuovo millennio aveva un livello medio salariale
simile a quello italiano, adesso rileva una distanza reale di circa +2mila
euro. I nostri salari si stanno pericolosamente avvicinando a quelli
dell’Europa dell’Est in una condizione ambientale e di prospettiva completamente diversa.
Inoltre, i contratti a tempo
indeterminato sono sempre più una chimera, mentre quelli a tempo determinato e
stage aumentano. Tra il 2012 e il 2017 il numero degli stage è
cresciuto del 100%, arrivando a 368mila attivazioni in un anno. La precarietà
dei tirocini è cresciuta di oltre il 10% di quelli attivati e riguarda persone
di età compresa tra i 35 e i 54 anni (in aumento anche gli over 55). La
formazione professionale, motivo dell’introduzione degli stage nel mondo del
lavoro, viene ignorata dalla maggior parte delle aziende (schiacciate dalla
crisi, dalla burocrazia, dalla pressione fiscale, dalla malagiustizia e dalla
malapolitica).
Ciò registra un forte incremento
dell’emigrazione. Soltanto nel 2017 hanno lasciato il Paese circa 130mila
cittadini italiani, confermando un dato che cresce ogni anno. Secondo i dati
elaborati dal centro studi Idos, il numero di italiani che sono emigrati nello
stesso periodo raggiungerebbe addirittura 285mila. Secondo l’Istat, il 64% dei
244mila giovani che negli ultimi 5 anni sono andati a cercare un futuro
all’estero possiede un diploma o una laurea. È importante ricordare che negli
anni Cinquanta lasciavano l’Italia circa 290mila persone ogni anno: stiamo
raggiungendo livelli di emigrazione vicini a quelli del secondo dopoguerra.
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