lunedì 25 febbraio 2019

IN ITALIA STIPENDI FERMI A VENT’ANNI FA. TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA

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I dati sono questi: dal 2000 al 2017 gli stipendi dei lavoratori italiani sono aumentati in media soltanto di 400 euro all’anno. Nello stesso periodo, in Germania, si è registrata una crescita media di 5mila euro annui e in Francia di 6mila euro annui. Mentre i lavoratori nel resto del continente europeo hanno guadagnato potere d’acquisto, in Italia hanno pesato il costo della vita e la tassazione. La nostra classe media è scomparsa.

Negli ultimi anni, anche la Spagna, che all’inizio del nuovo millennio aveva un livello medio salariale simile a quello italiano, adesso rileva una distanza reale di circa +2mila euro. I nostri salari si stanno pericolosamente avvicinando a quelli dell’Europa dell’Est in una condizione ambientale e di prospettiva completamente diversa.

Inoltre, i contratti a tempo indeterminato sono sempre più una chimera, mentre quelli a tempo determinato e stage aumentano. Tra il 2012 e il 2017 il numero degli stage è cresciuto del 100%, arrivando a 368mila attivazioni in un anno. La precarietà dei tirocini è cresciuta di oltre il 10% di quelli attivati e riguarda persone di età compresa tra i 35 e i 54 anni (in aumento anche gli over 55). La formazione professionale, motivo dell’introduzione degli stage nel mondo del lavoro, viene ignorata dalla maggior parte delle aziende (schiacciate dalla crisi, dalla burocrazia, dalla pressione fiscale, dalla malagiustizia e dalla malapolitica).

Ciò registra un forte incremento dell’emigrazione. Soltanto nel 2017 hanno lasciato il Paese circa 130mila cittadini italiani, confermando un dato che cresce ogni anno. Secondo i dati elaborati dal centro studi Idos, il numero di italiani che sono emigrati nello stesso periodo raggiungerebbe addirittura 285mila. Secondo l’Istat, il 64% dei 244mila giovani che negli ultimi 5 anni sono andati a cercare un futuro all’estero possiede un diploma o una laurea. È importante ricordare che negli anni Cinquanta lasciavano l’Italia circa 290mila persone ogni anno: stiamo raggiungendo livelli di emigrazione vicini a quelli del secondo dopoguerra.

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