«Il limite non è una restrizione,
ma ciò che ci fa essere». (Olivier Rey, La dismisura)
L’uomo è sempre stato attratto
dalla dismisura, dall’oltrepassare il senso del limite. Non è un aspetto della
modernità. Nella Tradizione si aveva, però, il senso del giusto e
dell’ingiusto. La consapevolezza della pericolosità insita nel superamento del
limite stesso. La società Tradizionale si prodigavano per contenere la
tentazione dell’illimitatezza, la società moderna no. Anzi, vivono operando
quotidianamente per rovesciare i limiti.
Il passaggio dalla visione
Tradizionale a quella moderna, determina disordine e rompe con l’esigenza
naturale dell’armonia. La Natura, in tutte le sue componenti, diventa oggetto
di dominio incondizionato; interamente sottomessa al volere umano.
Non rispettare i limiti equivale
a non rispettare il mondo, di cui siamo, invece, subalterni. Superare ogni limite
è la risultante della maniacale volontà di produrre sempre di più. Una
ossessione che ci rende tutti protagonisti di una creazione quantitativa
slegata dai bisogni reali. Sovrapproduzioni quantitative destinate a cambiare
irrimediabilmente noi stessi e ciò che ci circonda anche qualitativamente.
Viviamo oltre ogni funzione e
ogni finalità umana. Riappropriarci del senso del limite non può ridursi ad una
imposizione o ad una mera conseguenza, ma ad un processo di maturazione intima
e comunitaria. Aspetto difficile da realizzare, essendo noi stessi caduti nella
trappola del conformismo e del consumismo e, quindi, dell’essere semplicemente
funzionari della perversione del sistema che domina, privandoci di ogni spazio,
compreso quello della forza rivoluzionaria della verità e della conoscenza più
profonda.
«Uscire
dall’astratto per riprendere coscienza del concreto, significa ridare forma
all’informe». Andare oltre l’ottimismo
forzato dalla nostra profonda radice culturale, è l’unica via possibile verso
la riappropriazione della matrice che da un senso realistico alle leggi di
Natura, alla sua profonda espressione sacrale, compresa la funzione del
sacrificio e dei riti iniziatici. La Natura va conosciuta, non dominata. Del
resto, non possiamo pretendere di superare i «deserti
esteriori» se non impariamo a superare i nostri,
quelli «ineriori».
Uscire «dall’infinito nulla» per ridarci uno scopo, rispondere ai perché.
Massimo Carboni
Massimo Carboni
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