domenica 24 marzo 2019

DOMINIO ASSOLUTO? MEGLIO RIAPPROPRIARCI DEL SENSO DEL LIMITE

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«Il limite non è una restrizione, ma ciò che ci fa essere». (Olivier Rey, La dismisura)


L’uomo è sempre stato attratto dalla dismisura, dall’oltrepassare il senso del limite. Non è un aspetto della modernità. Nella Tradizione si aveva, però, il senso del giusto e dell’ingiusto. La consapevolezza della pericolosità insita nel superamento del limite stesso. La società Tradizionale si prodigavano per contenere la tentazione dell’illimitatezza, la società moderna no. Anzi, vivono operando quotidianamente per rovesciare i limiti.

Il passaggio dalla visione Tradizionale a quella moderna, determina disordine e rompe con l’esigenza naturale dell’armonia. La Natura, in tutte le sue componenti, diventa oggetto di dominio incondizionato; interamente sottomessa al volere umano.

Non rispettare i limiti equivale a non rispettare il mondo, di cui siamo, invece, subalterni. Superare ogni limite è la risultante della maniacale volontà di produrre sempre di più. Una ossessione che ci rende tutti protagonisti di una creazione quantitativa slegata dai bisogni reali. Sovrapproduzioni quantitative destinate a cambiare irrimediabilmente noi stessi e ciò che ci circonda anche qualitativamente.  

Viviamo oltre ogni funzione e ogni finalità umana. Riappropriarci del senso del limite non può ridursi ad una imposizione o ad una mera conseguenza, ma ad un processo di maturazione intima e comunitaria. Aspetto difficile da realizzare, essendo noi stessi caduti nella trappola del conformismo e del consumismo e, quindi, dell’essere semplicemente funzionari della perversione del sistema che domina, privandoci di ogni spazio, compreso quello della forza rivoluzionaria della verità e della conoscenza più profonda.

«Uscire dall’astratto per riprendere coscienza del concreto, significa ridare forma all’informe». Andare oltre l’ottimismo forzato dalla nostra profonda radice culturale, è l’unica via possibile verso la riappropriazione della matrice che da un senso realistico alle leggi di Natura, alla sua profonda espressione sacrale, compresa la funzione del sacrificio e dei riti iniziatici. La Natura va conosciuta, non dominata. Del resto, non possiamo pretendere di superare i «deserti esteriori» se non impariamo a superare i nostri, quelli «ineriori». Uscire «dall’infinito nulla» per ridarci uno scopo, rispondere ai perché.

Massimo Carboni

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