
In epoca moderna,
nell'allevamento degli animali, il principio che guida gli uomini è quello di
ottenere maggiori produzioni a costi bassi, e nel minor tempo possibile.
Tale
sforzo ha portato a considerare gli animali come macchine, con una conseguente
degenerazione delle tecniche d'allevamento, basate sulla intensivizzazione, ivi
compresa anche la tortura derivante dal sovraffollamento, l'immobilità a cui
vengono costretti gli animali nelle gabbie da ingrasso, con l'utilizzo di
potenti razioni alimentari utilizzate per l'alimentazione forzata, giungendo a
un progressivo allontanamento dal modo di vita naturale.
Tale orientamento, peraltro, si
dimostra fallimentare anche sotto il profilo economico, poiché gli animali non
sono macchine, e non rispondono come tali.
Gli animali, come l'uomo, sono
sensibili al dolore e ogni loro sofferenza si ripercuote negativamente sulla
stessa produzione, per non parlare d'altro. In tutto questo ciò che resta
oltretutto incomprensibile, da parte dell'uomo "intelligente", è il ricorso
all'uso della violenza, applicata anche a quello che dovrebbe essere il
semplice governo degli animali.
Gianluigi Scalas
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