La Politica ha il compito di costruire l’identità europea,
riconoscendo il plusvalore delle specificità culturali che vivono ancora
soffocate in essa.
È necessario andare oltre la legittima e doverosa denuncia,
individuando gli strumenti per attivare reali processi di valorizzazione che
agiscano nelle fondamenta dei principi di integrazione e interazione politica,
economica e socioculturale della dimensione comunitaria.
Ci vuole un cambio radicale di prospettiva: una nuova fase
costituente che vada oltre le tutele identitarie fine a se stesse ed oltre l’argine
protezionistico delle diversità culturali.
Stare fermi, significa non cambiare nulla. Inoltre, occorre superare
la tentazione di perseguire modelli incentrati nella vecchia logica della “Riserva
indiana”.
In Europa vi è bisogno di scambi, confronti, interazioni tra
culture. Perciò bisogna progettare e concretizzare iniziative incentrate nella
cooperazione e nell’interscambio. Gli stati sono tra loro interdipendenti: la
crisi, spesso ed in parte indotta, in un Paese si ripercuote inevitabilmente sugli
altri.
L’Europa dei popoli e delle specificità non è la sintesi
nostalgica di ciò che è morto, ma l’amplificazione di ciò che è vitale ed
espresso, con diversa intensità, in ciascuno di noi.
Continuare a percorrere con disinvoltura la strada forzatamente
ed inopportunamente tracciata secondo uno schema ottocentesco è il
moltiplicatore del fallimento: è necessario riflettere sulla natura e sulle
aspettative dei Paesi membri che sono sempre stati e saranno Plurinazionali.

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