domenica 18 novembre 2018

L’EUROPA NON SIA NEMICA DEI POPOLI




La Politica ha il compito di costruire l’identità europea, riconoscendo il plusvalore delle specificità culturali che vivono ancora soffocate in essa.

È necessario andare oltre la legittima e doverosa denuncia, individuando gli strumenti per attivare reali processi di valorizzazione che agiscano nelle fondamenta dei principi di integrazione e interazione politica, economica e socioculturale della dimensione comunitaria.

Ci vuole un cambio radicale di prospettiva: una nuova fase costituente che vada oltre le tutele identitarie fine a se stesse ed oltre l’argine protezionistico delle diversità culturali.

Stare fermi, significa non cambiare nulla. Inoltre, occorre superare la tentazione di perseguire modelli incentrati nella vecchia logica della “Riserva indiana”.

In Europa vi è bisogno di scambi, confronti, interazioni tra culture. Perciò bisogna progettare e concretizzare iniziative incentrate nella cooperazione e nell’interscambio. Gli stati sono tra loro interdipendenti: la crisi, spesso ed in parte indotta, in un Paese si ripercuote inevitabilmente sugli altri.

L’Europa dei popoli e delle specificità non è la sintesi nostalgica di ciò che è morto, ma l’amplificazione di ciò che è vitale ed espresso, con diversa intensità, in ciascuno di noi.

Continuare a percorrere con disinvoltura la strada forzatamente ed inopportunamente tracciata secondo uno schema ottocentesco è il moltiplicatore del fallimento: è necessario riflettere sulla natura e sulle aspettative dei Paesi membri che sono sempre stati e saranno Plurinazionali.    

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