lunedì 10 dicembre 2018

CHE FINE HA FATTO IL FEDERALISMO?





Tutta la frenesia per costruire un modello di organizzazione istituzionale, in Italia ed in Europa, che fosse in grado di rispondere alla crescente domanda di libertà e di profonda valorizzazione delle differenze linguistiche, culturali, etniche e nazionali, sembra essersi smarrita nei meandri del solito pressapochismo.

Differenze storicamente tramandate come limitative, piuttosto che come  opportunità da cogliere e valorizzare, che i costituenti italiani hanno cercato di armonizzare con cinque statuti regionali speciali, riconoscendo loro, la dignità di Parlamenti con potestà piena e primaria nelle materie di propria competenza e, concorrente in altre.

Nel caso della Sardegna, la sua specialità è determinata principalmente dalla suo essere isola, al centro del Mediterraneo, più vicina all’Africa che alla Penisola italiana. È questa sua collocazione che ha determinato storia, lingua, cultura e civiltà.

Nessun sardo può esimersi dalle sfide della globalizzazione, con l’interdipendenza e con la portata sovranazionale di molti problemi e di altrettante opportunità. Ma, non possiamo muoverci in modo costruttivo se l’assetto istituzionale continua a permearsi in una struttura rigida e centralista. Infatti, tali strutture, sono evidentemente fallite specie quando hanno espresso autarchia e spinta verso l’omogeneità culturale. Ciò, in ragione del fatto che la diversità era e rimane un valore insopprimibile.

La volontà, anche solo sentimentale, di riconoscersi in un modello identitario definito e definibile, spinge inesorabilmente verso il bisogno di essere forza attiva nella costruzione di dimensioni concretamente organiche e partecipate: vale per l’Italia, ma anche per l’Europa.

Nel mese di ottobre del 2001, il Parlamento italiano, ha votato una legge di riforma costituzionale con la quale delega funzioni e compiti alle Regioni ed agli Enti locali. Una scelta più amministrativa che politica che, in quanto tale, non affronta compiutamente il ben più ampio ed articolato concetto di federalismo.

Tale concetto ha lo scopo di assicurare i servizi essenziali, creare condizioni di sviluppo e crescita economica, di redistribuire ricchezza in un clima di solidarietà cosciente tra i componenti. Quindi: lo Stato ha il dovere di assicurare i servizi essenziali, le Regioni di deliberare macro progettualità specifica e gli Enti locali di gestire il quotidiano. Per fare questo ci vogliono anche risorse da impiegare con efficacia ed efficienza.

La mancanza di tale ordine e reciprocità, produce discrepanze ed ingiustizie. Specie se ad essere trasferiti sono fondamentalmente i compiti di prelievo fiscale e della tassazione: le regioni ricche sono avvantaggiate; quelle povere peggiorano la loro condizione socioeconomica, ambientale e formativa.

È necessario un riordino dell’intera materia, passando dalla superficialità alla serietà.

Ogni cittadino deve poter partire dallo spesso punto, solo dopo, nel corso della sua vita, potrà approdare per scelta e per capacità nella costruzione di posizioni diverse. Le Regioni devono poter gestire il flusso finanziario di cui dispongono. Quando tale ricchezza non basta ad assicurare standard minimi di servizi essenziali, lo Stato deve intervenire con politiche solidali di perequazione. Solo così si potrà garantire una crescita ed uno sviluppo armonico.

Lo stesso problema di fondo si sta delineando anche a livello europeo: non si possono impostare politiche economiche standard per ogni Paese membro. Le differenze tra Stati e all’interno dei singoli Paesi, necessitano di azioni ben più articolate ed applicabili con effetti positivi e con correttivi specifici.

Politica estera, difesa, giustizia, fisco, sanità, sostegno sociale, non possono che essere riassunti in un progetto vincente, con forte caratura politica, non solo ed esclusivamente economicistica.

La debolezza dell’Italia, in Europa e rispetto alla maggioranza dei Paesi membri, impedisce di crescere e di farsi promotrice di una visione innovativa di civiltà. Lamentare la mancata affermazione di un serio modello federalista europeo/Europa dei popoli e delle specialità, quando non siamo riusciti a realizzarlo nemmeno in casa nostra, è surreale.

Massimo Carboni

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