martedì 11 dicembre 2018

LA MODERNITÀ STA DA UN’ALTRA PARTE


La vera modernità è mettere al centro l’uomo, l’ambiente in cui vive, la sua formazione e la sua sicurezza. Nulla a che vedere con ciò che il conformismo ci ha propinato fino ad aggi e di cui stiamo pagando amaramente il conto.

Del resto, ciò che conta non sono i buoni propositi, ma il risultato delle azioni e delle omissioni: la realtà.

Non si può continuare a definire modernità lo sfruttamento, la negazione delle contraddizioni, dell’involuzione che il nostro Mondo sta vivendo, inabissato in un modello di civiltà che necessita di una profonda analisi.

Tecnologia, scienza, sviluppo industriale non sono state accompagnate da una visione umana del percorso che si stava tracciando. L’uomo è una merce, un numero. L’uomo è anonimo nella sua subalternità all’omologazione, alla standardizzazione che cancella ogni individualità e, conseguentemente, il senso stesso di comunità cognitiva.

Non basta dire “modernità” per essere sicuri che tutto vada bene: è necessario discuterne, capirne l’essenza in un contesto progettuale di vita che guardi lontano. Secoli di riflessioni profonde, scardinate da un approccio semplicistico e disarticolato. Il termine “moderno” reca in se tanti problemi ed altrettante fessure in cui occorre incanalare analisi e confronto.

La “modernità” non può avere un significato univoco, specie in una dimensione in cui tutto è globalizzato.

Non è di modernità che occorre parlare, ma di benessere oltre ogni forma speculativa e decadente. I problemi di ieri continuano ad essere attuali perché si continua a navigare seguendo coordinate già abbondantemente rivelatesi sbagliate. Dobbiamo parlare di città, periferie, sanità, lavoro, sicurezza nel suo significato più ampio, ecologia, tradizioni, formazione. Sono questi alcuni degli spetti da cui partire per progettare un nuovo modello di civiltà che determini un sano benessere. Invece, si continua a parlare di finanza, di grandi opere talvolta discutibili e di quanto già dimostratosi fallimentare per molti e appagante per pochi.

Basta con la guerra tra poveri che assicura solo la conservazione della specie dei politicanti: riprendiamoci le nostre vite, ribelliamoci al conformismo ed alla subalternità, attiviamoci per andare oltre e ricostruire le nostre dimensioni comunitarie. La vera modernità sta da un’altra parte: è una visione del Mondo organica e qualitativa.   

Claudia Giannotti 

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