venerdì 22 febbraio 2019

È L’ALCOL IL MALE DEL NOSTRO TEMPO. UCCIDE PIÙ DELLA DROGA E DEL FUMO

Risultati immagini per alcool e droghe in sardegna


L’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina: dal 2008 al 2017 in Italia sono stati 435mila i morti per malattie alcol-correlate, incidenti, omicidi e suicidi ad esso dovuti. Non solo. E' la sostanza che dà più dipendenza, e si tratta di un fenomeno in ascesa: si beve ovunque, a qualunque ora, sempre più lontano dai pasti e soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Oltre 6 italiani su 10 mettono l’alcol in relazione alla convivialità, al relax, al piacere e alla spensieratezza (63,4%); solo un quarto, al contrario, lo associa a concetti negativi, come la fuga dai problemi, la perdita di controllo e il pericolo (25,6%)”. È quanto emerge dall''Indagine sull’alcolismo in Italia realizzato nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam su "Salute, previdenza e legalità", riportato anche dalla stampa.

Si tratta di un’indagine che ha coinvolto giovani studenti, adolescenti, cittadini e medici: “il fenomeno è stato osservato attraverso tre diverse indagini campionarie, ciascuna delle quali disegna un quadro completo di come sono cambiate e stanno cambiando le abitudini del bere nel nostro Paese, di quanto sia diffuso e radicato il fenomeno tra i giovani, di come si è modificata l’immagine del consumatore, anche e soprattutto come conseguenza dei messaggi trasmessi dai media”.

Dallo studio emerge che “l’alcolismo è percepito dai cittadini italiani maggiorenni come problema sociale in meno netto rispetto a trent’anni fa (oggi lo ritiene un problema rilevante il 35,4% rispetto al 66% del 1984, anno della prima indagine Eurispes). Alla metà degli intervistati capita, infatti, di eccedere con l’alcol, anche se "qualche volta" (47,7%), ovvero il 14% in più rispetto al 2010 (22esimo Rapporto Italia, Eurispes). E lo si fa per diverse ragioni: il 28% per "piacere" (nel 2010 la quota era del 49,4%), un quarto per "stare meglio con gli altri" (il 12,1% in più rispetto al 2010), il 23,7% per "rilassarsi" (l’8,8% in più rispetto al 2010), il 9,2% per "affrontare una situazione complicata" (contro il 2,6%), il 2,2% per "reagire a un insuccesso" (contro l’1,2%)”.

Per i medici “emerge una scarsissima correlazione tra emarginazione sociale e alcolismo e, anzi, per oltre 7 medici su 10, le motivazioni di chi ha dipendenza da alcol non sono legate a problemi o disagi, ma piuttosto ad una ricerca di divertimento e di sballo".

Il 40% degli intervistati maggiorenni ammette di essersi messo alla guida dopo aver bevuto in modo eccessivo, a cui si aggiunge un decimo dei giovanissimi. Più di 8 italiani su 10 ritengono che lo Stato abbia fatto poco per contrastare il fenomeno dell’alcolismo (84,1%); il 60% si dice favorevole ad una regolamentazione del consumo.

I giovani italiani iniziano a bere sempre più presto: “oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha bevuto il primo bicchiere tra gli 11 e i 14 anni (52,8%), e la maggioranza netta degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni beve alcolici. Oltre la metà lo fa "qualche volta" (51,6%); l'8,2% "spesso". In particolare, tra i 15-19enni la percentuale di chi beve "qualche volta" sale al 65% e solo 2 su 10 sono astemi. L'indagine rivela che la bevanda alcolica più consumata dai giovanissimi è la birra, seguono il vino, shottini e superalcolici”.

“Il drink alcolico - osservano gli esperti - è considerato una sorta di "rito di passaggio sociale" che caratterizza la fine dell'infanzia. E il tradizionale divario tra i due sessi risulta oggi assai più contenuto rispetto al passato. Un terzo degli intervistati ha ammesso di aver giocato con gli amici a chi beve di più (33,1%) e una identica percentuale rivela di aver visto un amico o un conoscente riprendersi o farsi riprendere in video mentre beveva.

Si tratta di uno spaccato allarmante di una società fortemente malata, in un’epoca post moderna e radicalmente conformista, che vive senza difese un modello di non civiltà ampiamente indotto. I giovani sono vittime: il loro futuro è condizionato, prima dalle promesse non mantenute, poi dalle minacce di una visone rigidamente distruttiva, in cui l’uomo imprigionato e contrattualizzato non conta nulla. Ognuno deve salvarsi da solo: è questa la linea tracciata; è questo il solco che ci hanno spinto a percorrere, ma che conduce alla definitiva dissoluzione. Il continuo bisogno di protezione da tutto e da tutti per sopravvivere ci rende ancora più vulnerabili perché liberi dai principi e dai divieti.

Uscire dall’utopia modernista e della solitudine dell’onnipotenza individualista ed umana diventa fondamentale, per ricostruire legami comunitari, affettivi e valoriali.

Claudia Giannotti

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