venerdì 22 febbraio 2019

VERTENZA LATTE, SGUARDO SUL REALE: OLTRE LA RAZIONALITÀ TUTTO DIVENTA SPRECO

L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'aperto

Quanto accade in Sardegna, archiviato, molto frettolosamente, come questione "prezzo del latte", se non è una rivolta ne contiene perlomeno i sussulti, le anticipazioni che possono, da un orecchio fino, essere udite in lontananza.

Può essere che il riconoscimento di un prezzo del latte, capace di garantire un adeguato ristoro, possa anche servire, in prima battuta, a quietare gli animi, ma non a spegnere la rabbia profonda. Per dire, insomma, che non è solo una questione economica, pur rilevante e impeditiva -per come configurata- di una dignitosa condizione di vita e di lavoro.

Il prezzo del latte, dicono gli economisti puri (quelli cioè che tutto rappresentano avendo come unico e sacrale riferimento nel dominio dell'economia), è il frutto del mercato, ovvero dell'incontro tra domanda e offerta e dunque il suo fluttuare dipenderebbe dalla qualità della programmazione messa in atto. Detta così tutto porta ad individuare tra industriali, cooperative, consorzi e gli stessi allevatori i responsabili della disfunzione da cui trae origine la stessa protesta.

Le regole del gioco sono proprio queste, con una necessaria e non secondaria annotazione: a stabilirle non sono stati i piccoli produttori, bensì i mercati globalizzati, che fondano le loro valutazioni unicamente sulla quantità dei prodotti. D'altra parte c'è il pastore, o il contadino, che vive, tra mille sacrifici, una sua magica realtà poiché ancora si sente libero, e sente anche il peso di una grande responsabilità: quella di dover vivere in simbiosi con la natura che lo circonda.

I contorni della vicenda hanno pertanto motivazioni più ampie, più profonde. Ciò che è messo in discussione è il modello di sviluppo, l'economia padrona, il modernismo a tutti i costi ivi compresi la dignità dell'uomo, l'identità, le radici e la stessa libertà.

Gianluigi Scalas

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